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Attivisti Territoriali Terribilmente Incazzati Lievemente Inconsapevoli a Oltranza

3 marzo 2009
Zingaretti: i giovani non perdano tempo la dirigenza dei democratici è al capolinea

Una bella intervista a Nicola Zingaretti, uscita oggi su Repubblica. La condivido al 99 per cento. Uno così, secondo me, non può rimanere a fare il presidente della Provincia di Roma. Doveva essere lui il nostro candidato sindaco, dovrà essere lui, secondo me, il prossimo segretario del Pd, quando a votare non saranno i mille eletti nell'assemblea costituente con le liste bloccate, ma gli iscritti e gli elettori. Appuntamento a ottobre, nel frattempo bisogna lavorare per far emergere una nuova classe dirigente, a partire dai territori. Ecco l'intervista.

 

«La fine del gruppo dirigente del centrosinistra è talmente chiaro a tutti che ormai bisogna andare avanti. Non c'è più tempo da perdere per stabilire se aveva più torto Veltroni o D'Alema, gli ex Pci o gli ex Dc. Quella generazione ha fatto il suo tempo, nel bene e nel male. La nuova, se c'è, si sporchi le mani con proposte concrete. Abbiamo davanti un'autostrada». Nicola Zingaretti, 43 anni («quindi non più giovane, abbiamo già dato»), presidente della provincia di Roma, uno dei pochi vincenti Pd alle ultime elezioni, uno dei pochissi¬mi ottimisti.
Cominciamo da qui, da questo ottimismo controcorrente: Perché vede rosa nel futuro del Pd?
«Perché noi a sinistra viviamo soltanto la fine di un gruppo dirigente. Mentre loro, la destra, sono alle prese con la fine di un'ideologia, di una visione della società che ha dominato l'Occidente per un quarto di secolo, da Reagan e Thatcher in poi, e oggi frana con la crisi».
Ma il centrosinistra una visione alternativa ce l'ha e quale?
«Il Pd era nato per questo».
Però è invecchiato subito.
«Si è discusso troppo di persone, ma era sbagliata !'idea di fondo di mettere insieme i due grandi riformismi del Novecento. Peccato che il Novecento sia finito da qualche tempo».
Questo mettere insieme  i riformismi socialisti e cattolici che dice lei, a molti cittadini pare la riedizione delle baruffe fra Peppone e Don Camillo.
«Dove alla fine uno si regge con l'altro. Ma appunto, smettiamola di parlarne. Questa generazione non se ne andrà a casa da sola. Fra l'altro, gli ex sessantottini, una volta giunti al potere, sono difficilissimi da sloggiare. Tocca alla nuova generazione portare in campo argomenti e parole diverse. In fondo oggi non dovrebbe essere tanto difficile fare opposizione».
Come invocava Moretti, ci dica qualcosa di sinistra.
«Giustizia. Uno pensa ai magistrati, ormai, ma io parlo di giustizia sociale. Un'Italia più giusta e quindi più competitiva. Qui si misura il fallimento storico della destra. Berlusconi è in pista da quindici anni, ha governato per otto e quali sono i fatti? Un paese dove le ingiustizie sono aumentate, il ceto medio si è impoverito e indebitato. Ed è un'Italia meno competitiva. Le sue promesse si sono rivelate una balla e lui stesso ora non ne fa più, governa con il ricatto della paura. Fallita un'ideologia dell' ottimismo, s'inventa un'ideologia della paura».
Berlusconi sarà pure passato dai sogni alle paure, ma intanto continua ad avere consenso.
«Perché il centrosinistra non ha messo in campo un'altra visione dell'Italia. Aperta, solidale, coraggiosa, meritocratica».
Perché, secondo lei, il centrosinistra per primo era aperto, solidale, coraggioso e meritocratico?
«No, appunto. In politica i comportamenti si pagano più delle parole. Pensi al tempo perso a discutere sull'antiberlusconismo sì o no. Quando contano solo gli esempi concreti, la sobrietà, il ripudio di ogni conflitto d'interessi, la meritocrazia nelle scelte. In una parola, conta la credibilità. Se sei credibile nei comportamenti, non c'è bisogno poi di fare a gara con Di Pietro a chi la spara più grossa».
E' così che si recuperano gli elettori delusi, traditi o esuli in patria, come ha scritto Ilvo Diamanti?
«Nella descrizione di quei cittadini io ho ritrovato molti sentimenti che sono anche i miei, di uno in politica da sempre. Come non rendersene conto e dare sem¬pre tutto per scontato? Per decenni ci siamo illusi che i voti degli operai o delle periferie fossero nostri per sempre. Poi ci siamo illusi che un pezzo d'Italia ci avrebbe votato comunque contro quello là. Ma chi l'ha detto? Un atteggiamento aristocratico che ci ha impedito di elaborare una nuova agenda politica e di andare all' attacco quando avremmo dovuto farlo».
Per esempio, quando avreste dovuto andare all'attacco?
«L'elettorato cattolico, per dirne una. Non è detto che segua le indicazioni dei vescovi. Ho sentito molti cattolici indignatissimi contro il governo per l'obbligo imposto ai medici di denunciare i pazienti immigrati. Ma come, dicevano, vogliono imporre le cure mediche a chi le rifiuta e poi le negano di fatto a centinaia di migliaia di persone colpevoli soltanto di venire qui a lavorare? Lo stesso caso Englaro ha rivelato un'opinione pubblica assai più laica di quanto si pensasse. Eppure siamo rimasti in difesa, a inseguire l'agenda del governo e delle sottostanti televisioni».
E' un meccanismo che va avanti da quindici anni. Non sarà che il sistema politico funziona ormai come il duopolio televisivo dove i due litiganti si reggono l'uno con l'altro e il rinnovamento del centrosinistra è rinviato al dopo Berlusconi?
«Arrivarci, al dopo Berlusconi. Prendere tempo è la cosa che abbiamo fatto più spesso in questi anni. Ora tempo non ce n' è più. Ci sono tre mesi per evitare un disastro e ripartire guardando al futuro. Guardare al futuro, ecco la cosa più di sinistra che si possa dire».




permalink | inviato da mik154 il 3/3/2009 alle 8:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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